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Urne…da brivido

23 maggio 2014 | , , , , , , , , , ,

urnaL’urna è un contenitore provvisto di feritoia nella quale introdurre le schede elettorali. Il voto espresso finisce nell’urna, insomma. Che, a ben vedere, evoca un macabro epilogo. Ma questa è la lingua che, talvolta, batte dove il dente duole. Insomma la parola si presta a oggetti con usi diversi, diciamo. Può contenere le nostre preferenze o le nostre ceneri. E vi è da sperare che il risultato non coincida.

Già, pure quella funeraria è un’urna. Un po’ da brivido come coincidenza, specie a pensarci alla vigilia di una convocazione.

Che dire? Incrocio le dita e mi appresto al cammino domenicale verso il seggio. Che sia diritto o dovere, a me pare cosa da farsi, per quanto più che mai con l’animo in pena. Non so bene se consegnerò le mie spoglie o se attenderò con trepidazione lo spoglio. E, in verità, c’è pure il rischio che non corra molta differenza.

Vorrei farmi assistere da un po’ di ottimismo ma di questi tempi temo sia affaccendato a far da stampella a tutti e confuso pure lui. Perché in fondo qual è il ‘meglio’ da aspettarsi? Anche l’ottimismo fatica a collocarsi, a schierarsi, a scegliere.

La formula magica di tutti sta nel dire che quella degli altri è una stregoneria o un fallimento…Insomma nessuno ci offre il dolce ma tutti ci spiegano che gli altri offrono solo roba amara. Di questo passo possiamo solo sperare di non celebrare davvero un funerale.

Non sono le politiche nazionali. Sono le europee (e per alcuni le regionali e le comunali). Ma lo spettro dell’urna è uguale.

Irene Spagnuolo

Tagli capelli donna 2014

19 maggio 2014 | , , , , , , , ,

Tagli capelli donna 2014. Che potevo scrivere 2013 o 2015. Non perché ogni anno e ogni stagione non portino novità, dal lungo al2014-tagli-capelli-donna caschetto, dalla frangia al ciuffo, dal mosso al liscio ma perché in qualche modo le linee moda, e mi piace modo con moda, dovrebbero rivolgersi solo alle teste che si fanno acconciare…

Insomma qui a Cronache di Costume sappiamo che ci sono donne che osano, quasi per principio, qualsiasi nuovo taglio. Sono donne che amano giocare, con i capelli e l’immagine. Donne che vogliono essere trendy. E che ce ne sono molte altre che mai e poi metterebbero in discussione le loro scelte di look chioma. Le irrimediabilmente ‘capelli lunghi’ non si farebbero convincere neanche da un parrucchiere atterrato dalla luna con le più straordinarie proposte. Sono le donne per le quali la femminilità passa anche dai centimetri di capelli, ecco tutto. Quelle che già inorridiscono per il verbo spuntare: meglio le doppie punte della forbice.

Tagli capelli donna 2014 per chi vuole cambiare stile. Forse si potrebbero intitolare così tutti i servizi dedicati. Perché in fondo di stile, all’apparenza, si tratta. Uno zac deciso con un bel cambio di forma può effettivamente rivelare molto di più. Una personalità, appunto. E, incredibile ma vero, pure una sorpresa allo specchio. Tutto sommato qualche volta fidarsi della moda e del coiffeur aiuta a ritrovarsi ‘più belle’. Ma il problema è crederci, prima, per decidersi a varcare la soglia del salone e affidarsi alle esperte mani. Se ti senti meno donna con un corto sbarazzino una simile risoluzione non ci sarà mai, diciamolo.

Irene Spagnuolo

Tagli capelli donna 2014 per chi vuole l’acconciatura più adatta al ‘proprio tipo’, viso e fisico per intenderci. Altro titolo che potrebbe essere illuminante. Già, perché le ‘irrimediabilmente lunghi’ si vedono belle con quella cascata di capelli e non ascoltano ragioni. Le altre, quelle pronte al consiglio dell’occhio pratico, possono aspirare alla capigliatura al bacio.

Tagli capelli donna 2014 realistici. Questo è un po’ più cattivo, se l’onestà è cattiva. Insomma toccherebbe trovare il coraggio di dire che ‘irrimediabilmente lunghi’ alle bassine è una mania vivamente sconsigliata. Parlo io che sono ridicola con la mia ostinazione al biondo chiarissimo. E parlo io proprio perché so quanto possa essere assurda una fissazione…

D’altra parte ci vorrebbe anche un Tagli capelli donna 2014 per tutte le età. Così, per sdrammatizzare e levarci il fardello dell’anagrafe. Che in fondo siamo stufe di ridurci ai classici quattro stampi per signora rigorosamente tendenti al corto. Evviva chi sta bene, anche a 60 o 70 anni, con una bella criniera di boccoli e guizzi crespi o uno scalato liscio vaporoso alla Farrah Fawcett.

Giornalisti contro giornalisti

16 maggio 2014 | , , , , , , , ,

keep-calm-and-scoop-on-pngL’informazione è in crisi, come tutto. Qualche Ansa che rimbalza di tastiera in tastiera, scarso approfondimento, corsa al titolo ad effetto, una tv zeppa di giornalisti che fanno i conduttori ma sembrano non possedere più le chiavi per aprire e trattare davvero l’attualità.  Ci sono le eccezioni, naturalmente. Ma, appunto, confermano la regola.

E’ il dubbio della primogenitura di uovo o gallina. I giornali non vendono, le emittenti televisive non hanno soldi, sul web non si racimola grande pubblicità e quindi i mal pagati e insoddisfatti non hanno più possibilità di fare bene la loro professione. Oppure il crollo di interesse e attenzione per testate e programmi giornalistici è in larga misura conseguenza del pessimo servizio reso a lettori e spettatori.

Ciascuno scelga l’ipotesi che ritiene vera o verosimile.

Resta il fatto che sono veri docenti di ‘buon costume’, certi giornalisti.

Questo sembrano pensare, a ragione, i giornalisti stessi. Montano lo scoop uno sulla pelle dell’altro, perfino dimentichi di appartenere a una casta di privilegiati. Già, perché i poveri scribacchini liquidati con una manciata di spiccioli a pezzo sono gli invisibili. Gli altri, i volti e le penne note, tutto possono fare (fino ad oggi che domani non si sa) fuorché lamentarsi delle loro condizioni. E allora, almeno, un po’ di rispetto della loro stessa categoria dovrebbero sforzarsi di mantenerlo. Per dignità. Oltre che per conservare un minimo di credibilità.

Dopo il debutto di Anno Uno si sono subito divertiti a buttar giù dalla torre Michele Santoro come se con Anno Zero (e tutti i suoi programmi precedenti) non avesse dato prova di essere un campione di audience. Di Enrico Mentana hanno goduto per un intoppo da fiatone durante un tg quando poi, per meritevoli sostanze, tacciono ostinatamente.

Non so se sia l’invidia a farla da padrona oppure proprio l’ansia scellerata di qualsiasi microscopico scoop per acchiappare qualche allodola. O, meglio o peggio non saprei dire, un decadimento che ha fatto perdere di vista dovere, rigore, correttezza.

Leggo sempre meno Informazione, quella che adesso merita la I maiuscola tanto è rara. E trovo invece sempre più approssimazione sostenuta con piglio da oracolo. Abbondanza di frivolezze, parzialità, cattiverie a fronte di vistose lacune su quello che è scomodo affrontare. Con tutta la delicatezza e la responsabilità di un mestiere che dovrebbe tenere alto ogni giorno il sano orgoglio questo disgraziato andazzo è lo specchio di una deriva che sembriamo proprio non voler frenare.

Capisco sia difficile, sia ben chiaro, barcamenarsi tra editori, politici e rischio scottature però, almeno il limite della decenza non dovrebbe essere valicato. Mi vengono in mente tanti pruriti sui blogger, si i blogger, quelli che non hanno una ‘preparazione’ riconosciuta, quelli che non hanno l’autorevolezza di un Ordine, quelli che si permettono superficialità, quelli che cercano di farsi largo in rete senza averne ‘diritto’. Accidenti da che pulpito arriva la predica!

Novara in swing & boogie

13 maggio 2014 | , , , , , ,

Dal 23 al 25 maggio 2014 la prima edizione del swing e boogie Festival a Novara: My Sweet Moon Deena nella splendida cornice dimy_sweet_moon_deena_novara Casa Bossi, uno dei gioielli dell’Antonelli, rivisiterà moda, stile, cultura, musica degli anni ’20, 30, 40, 50.

Una grande organizzazione all’insegna del recupero storico, del ballo aggregante, della riscoperta di costumi. Un evento culturale per tre giorni di occasioni e divertimenti in perfetta atmosfera vintage. L’idea dei boogeisti anonimi in collaborazione con il Comitato d’amore per Casa Bossi e il patrocinio del Comune di Novara è quella di far rivivere suoni e sfumature di un’epoca: mostra mercato, stage di boogie e lindy hop, biciclettata retrò, trucco e parrucco, appuntamenti musicali, food e drink del tempo. Praticamente un ritorno al passato che gode di un’ambientazione privilegiata. La città si stringe intorno a uno dei suoi simboli più significativi e lo fa pulsare!

Grandi band e molti momenti speciali per tre giorni decisamente ‘alternativi’.

Un’iniziativa di straordinario appeal, per originalità, location e programma.

La città è pronta ad accogliere gli amanti del genere, gli appassionati di musica e ballo, i visitatori che vorranno godere la grande suggestione di Casa Bossi. Bravi davvero i boogeisti anonimi.

Il programma completo lo trovate sul sito di My Sweet Moon Deena.

Facebook quanto vale un like

6 maggio 2014 | , , , , , , , ,

like_facebook_don't_likeUn like su facebook è la forma di sintesi di quella che una volta era una condivisione verbale poi è diventata un occhiolino, una pacca sulla spalla, un sorriso e dopo ancora uno squillo sul cellulare.

Ogni giorno molti fanno scorrere schermate su schermate spalmando like su tutte le pagine degli amici. Così, come un saluto, una gratifica, una consolazione. Che le parole implicano tempo ed energia, per leggere bene e rispondere a tono ci vuole vero impegno.

E meno male che è roba straniera. Se non vuoi cavartela con un like o passare oltre devi cimentarti ad articolare il dissenso. L’avesse inventato un italiano ci avrebbe messo like, non like, forse, ma, ni, so e un’infinità di altre variabili e sfumature alle quali siamo abituati perché di stringatezze espressive non siamo mai stati campioni.

Ecco, essendo sbarcato solo con il like e il commenta (o al massimo condividi) chi vuole sfoggiare qualche conoscenza, lasciare una gradevole traccia, interagire con qualche buona considerazione, sollevare la polemica, scontrarsi bruscamente deve usare testa e tastiera. Altrimenti ci saremmo ridotti davvero alla comunicazione per click, alla conta dei mi piace/non mi piace senza uno scambio di battute accidenti.

Comunque chi vuole like pubblichi foto. Chi vuole molti like posti foto sexy.

Chi se ne infischia del numero di like scriva pure pensieri, racconti, recensioni, notizie. Oltre la riga c’è il black out, il fuggi fuggi generale. Neanche ci fosse il divieto di like!

A meno di non giocare la carta di un link con un titolo acchiappa-consensi. Quello, in un secondo, scatena tutte le dita del web. Nessuno saprà così si cela sotto il titolo ma i like andranno alle stelle.

Per smascherarci…se non ci fosse facebook ci toccherebbe inventarlo.

Untouched: Novara e social media

30 aprile 2014 | , , , , , , , , , ,

Untouched è l’ultimo cortometraggio pensato e girato a Novara da Marco Paracchini.

Un video ben studiato e magnificamente realizzato in una città che ne esce dilatata, quasi ingigantita. Merito di inquadrature insolite e di un contenuto di ampio respiro che la consegna come una ‘metropoli’ del nostro tempo. In effetti è la realtà narrata dal corto ad appartenere a una qualsiasi grande realtà in questo scorcio di millennio molto virtuale.

Ecco, i silenziosi protagonisti di Untouched vivono vicini ma tutto ciò che condividono è la comunicazione via web. Le loro giornate, le loro energie, i loro desideri sono scanditi da appuntamenti, plateali o furtivi, con il cellulare che li connette alla vita, alla socializzazione, allo scambio. Le relazioni umane, quelle vere, sono misere, frettolose, superficiali. I social network sembrano l’antidoto alla solitudine e alla paura dei contatti autentici.

Gli incontri via display sono il surrogato di tutto, il mare in cui navigare tranquilli e liberi. O forse qualcosa che impegna meno, placa le ansie dei confronti face to face, fa evadere da un contesto complicato e deludente.

Uno spaccato sociale intenso e doloroso, Untouched. Ma anche una sveglia che lo trasforma in un urlo di esortazione. La città rivisitata è consegnata come chiave di svolta. L’appeal dei luoghi e il faro puntato su un’assurda deriva umana invogliano a una riflessione, a un sorriso di speranza, a un tentativo di entusiasmo. In questo trovo un bel lavoro di Paracchini e dei collaboratori: la triste rappresentazione di un’epoca spalmata su schermi e tastiere si schiude alla bellezza e al calore dei posti e delle possibilità da recuperare. Insomma forse si può fare alla fine un po’ di autoironia, spegnere pc, ipad e telefono, armarsi di coraggio, giovialità e curiosità e buttarsi in strada, tra la gente.

Penso al virale We are happy che ha portato tutte le età a ridere e ballare, ha fatto esplorare paesi e città, ha rimesso in pista orizzontiuntouched_paracchini_novara creativi, ha creato occasioni e sciolto le rigidità. E credo che Untouched possa riaccendere la voglia di rapporti, parole, sguardi e abbracci. Certo ha scelto un impatto più duro e malinconico ma forse era necessario. Paradossalmente il mondo a portata di un click è diventato la nostra microscopica gabbia. E’ il momento di riappropriarci invece dello spazio e di respirare l’esistenza sul campo. Le persone in carne ed ossa, le esperienze, le emozioni sono ‘conquiste’ imperdibili.

Bravo, Marco Paracchini. La ‘mia’ Novara ringrazia.

 

Crowdfunding

Crowdfunding

18 aprile 2014 | , , , , , , , , , , ,

Praticamente un finanziamento collettivo per pubblicare un libro, un disco o magari produrre un film. Che un po’ vuol dire che crowdfundingmancano i fondi per la cultura o che ci sono solo per i nomi noti e sicuri. E che chi tiene all’arte o crede in un progetto può sentirsi un salvatore o un benefattore.

D’altra parte può diventare l’unico mezzo per godere di un’opera che altrimenti non vedrebbe la luce. E, forse, lo stimolo a una mentalità aperta e dinamica che faccia economia delle forme espressive.

In qualche misura potrebbe essere una forma di democrazia. Chi sostiene sceglie liberamente di premiare, di offrire una chance, di permettere il successo di chi non ha altra via che il crowdfunding. E quindi di porre fine al successo garantito solo a chi ha più opportunità, più conoscenze, più porte aperte. Naturalmente mettersi in piazza a chiedere un contributo richiede già un numero di fan, un minimo di affermazione di partenza, un’immagine decisamente convincente. Insomma, diciamolo, con gli sconosciuti non siamo mai troppo magnanimi. Più che alla musica, al cinema, alla letteratura diamo l’obolo a chi incontra il nostro gradimento e intravediamo vincente.

Comunque sia questa è una realtà diffusa. Con buona pace dello star system può arrivare alla ribalta un cd che le case discografiche non hanno voluto produrre o un romanzo che nessun editore ha degnato di pubblicazione.

O almeno, più o meno, speriamo sia così visto che già dobbiamo fare i conti con il disagio e la tristezza di sapere tanti talenti esclusi dal giusto riconoscimento e tanta felice diffusione negata alle bellezze e bontà culturali.

Dolce&Gabbana vestono la Nazionale

Dolce&Gabbana vestono la Nazionale

17 aprile 2014 | , , , , , , ,

dolce_gabbana_nazionale_calcioRecentemente Dolce&Gabbana erano finiti nella rete della guardia di finanza e della giustizia per un’ipotesi di maxi evasione fiscale nata in seguito alla costituzione di una società in Lussembergo.

La bufera sembra passata. Sostanzialmente certe operazioni sono lecite e legittime, per quanto possano indispettire i contribuenti italiani. Questo almeno è quello che sostiene l’accusa della seconda sezione penale della Corte d’appello di Milano. E, d’altra parte, dopo la ‘serrata per indignazione’ dei negozi di Via della Spiga e Corso Venezia, Dolce&Gabbana hanno pure deciso di mantenere gli show-room a Milano declinando gentilmente pure l’invito ospitale del sindaco di Gattinara, nel vercellese.

Dolce&Gabbana si riconciliano con il tricolore. E lo fanno alla grande. Vestiranno infatti la Nazionale di calcio italiana ai Mondiali 2014 in Brasile. Tutti i giocatori e il team avranno un guardaroba griffato D&G, dal look formale a quello casual agli accessori.

Il sodalizio continua, insomma. Se mai avremo da lagnarci sulle prestazioni in campo ci sarà lo stile a sollevarci il morale, sempre ammesso ci interessi naturalmente. Perché con l’aria che tira a molti forse gioverebbero notizie di altra portata, che a ben vedere il ‘lusso’ resta cosa fuori orizzonte per un buon numero di italiani…

Ma questo è costume, signore e signori. E un po’ di fascino del made in Italy si può anche celebrare.

Cari politici adottate un ghostwriter

Cari politici adottate un ghostwriter

4 aprile 2014 | , , , , , , , , , , , ,

E pure buono.

Toglietevi i grilli dalla testa: piaceri sessuali, bella vita e bollicine non vi aiuteranno a raggiungere o conservare gli allori. E non è neanche ghostwriter_ghostbloggerpiù tempo di un portaborse riverente o di un traffichino con le mani sporche. E’ ora che mettiate mano al portafogli per ingaggiare un buon ‘comunicatore’, uno che vi sistemi il profilo pubblico, che conosca la realtà e sappia offrirvi le parole giuste per arrivare alla ‘gente’, quella da cui siete lontani anni luce. Un lavoratore vero che stia sui social, vi gestisca il blog, vi suggerisca il taglio dei discorsi, dialoghi sul web con gli elettori.

Vi costerà meno dei vizietti ai quali vi dedicavate e vi tornerà molto più utile, politicamente e umanamente. E’ un investimento serio e onesto, se saprete intenderlo nel suo significato effettivo. Lui, il ghostwriter, è un uomo della strada, uno che studia, analizza, si rimbocca le mani, respira la vita di tutti. Un ponte. Tra voi e gli italiani come lui, quelli che voi non sapete dove stanno di casa e, soprattutto, se una casa ce l’hanno. Una testa pensante. E una mano sempre pronta a digitare sulla tastiera, con spirito di servizio e professionalità. Un tizio che non improvvisa come voi competenze che non ha. Si documenta, confronta, soppesa prima di lanciarvi in pista con insulsi bla bla.

Vedervi in tv e leggervi in rete conferma abbondantemente l’urgenza di ascoltare il mio consiglio. Se non indignate fate pena. E, francamente, non so cosa sia meglio.

Fate un falò dell’arroganza, dell’approssimazione, della sfacciataggine e muovete il mercato della scrittura. Acquisterete consensi e serenità. Forse troverete anche, con un po’ di pazienza e impegno, la via per ritrovare il senso…di tutto: dello Stato, della cultura, della misura. La società ha bisogno di Politici come voi avete bisogno di Ghostwriter.

Le due leggi

Le due leggi

25 marzo 2014 | , , , , , , , , , , ,

le-due-leggi-fiction-elena-sofia-ricciA leggere le anticipazioni della fiction tv Le due leggi, in onda questa sera su rai 1, ci sarebbe da aspettarsi un reality. Purtroppo però nella realtà al suicidio di disperati clienti non sempre i direttori di banca reagiscono come Elena Sofia Ricci.

Vi è comunque da chiedersi a che punto siamo se il piccolo schermo, di una crisi dirompente e dei molti tristi risvolti umani, pensa a fare una serie da prima serata. O, meglio, viene da pensare alla saggezza che vuole che la realtà superi la fantasia e alla ironicamente grottesca verità delle ‘due leggi’, quella cui noi comuni mortali non scampiamo e quella umana che pretenderebbe, a ragione, qualche clemenza in più.

Il direttore di banca che nega un prestito e l’imprenditore che si suicida sono anelli di una catena difficile da spezzare. E quello che è tristemente assurdo è che entrambi possano vivere un dramma in solitaria agonia. Già, forse dietro e dentro i grigi funzionari del rigore ci sono delle Elena Sofia Ricci che non hanno il lieto fine della coscienza a portata di copione.

D’altra parte può darsi ci sia altro da scoprire.

Colpita dalla vicenda e decisa a fare quel che può per evitare altre tragedie, Elena Sofia Ricci forzerà ogni regola e a suo rischio e pericolo supererà ogni limite consentito per aiutare altri clienti in crisi. Sotto l’indulgenza dei vertici della banca, che inaspettatamente non la licenziano, c’è qualche scomoda verità.

Le due leggi può anche suonare come due pesi e due misure.

Non mi resta che attendere il verdetto del pubblico.

Celentano contro Farinetti

Celentano contro Farinetti

20 marzo 2014 | , , , , , , , , , , ,

adriano-celentano-Celentano accusa Oscar Farinetti di fare più impresa che cultura del cibo. Eataly, amata odiata Eataly, ha aperto a Milano in quello che era il Teatro Smeraldo.

Celentano solleva sostanzialmente una questione morale. Di verità e di rispetto della cultura che secondo lui in Farinetti difetta. Lungi dall’avventurarmi nel merito e nel giudizio, sulla creatura e sul suo ideatore, che richiederebbero un polso su Eataly che non ho, mi piace soffermarmi sul riferimento all’operazione di ‘immagine’. Se Farinetti avesse restituito lo stabile alla sua funzione storica, avrebbe sicuramente goduto di un favorevole ritorno di immagine. Pare insomma che Celentano invochi un tempo dei ricchi che sanno, almeno per strategia promozionale, fare anche qualcosa che non si traduca in sonante e immediato profitto.

Il discorso è stuzzicante per me che mi arrovello da anni su certa spudoratezza e su certa smania di denari ma in tutta sincerità qui traballo. Farinetti è un imprenditore, investe dove e come crede sia remunerativo. Magari ha fiutato non fosse affare suo ripristinare il teatro e ha percorso altre strade per l’impegno ‘etico’ e sociale. Oppure davvero ‘cultura’ è una parola copertura, come ritiene Celentano. Non lo so e non è questo il punto.

Quello che non vorrei, partendo da Farinetti e non scrivendo di Farinetti, è che fare esponesse sempre a condanne più severe che stare a guardare e pontificare. Il rischio non è che questo Paese si immobilizzi del tutto?

Occhi aperti, d’accordo. Denunciare uno scempio, un patrimonio accumulato illegalmente, un’economia spregiudicata è diritto dovere di tutti però occorre un ‘sistema’ di valori complessivi che consenta comunque di non sprofondare nelle sabbie mobili. Il teatro Smeraldo poteva avere un futuro migliore? Non ho risposte, mi interrogo ecco tutto. Anch’io credo che un imprenditore che si mettesse a fare qualcosa tout court per la cultura potrebbe mietere consensi e quindi poi finire per guadagnare assai più che con dirette attività commerciali eppure la croce in spalla a Farinetti non risolve i problemi di questo terribile periodo di crisi multistrati.

Mi faccio anche una domanda: le persone bazzicano di più i teatri o Eataly?

Non voglio giustificare Eataly sulla infatuazione del momento. Anzi. Mi piacerebbero assai le scelte audaci e profonde, quelle che una volta si sarebbero dette educative a lungo termine. Ho la vaga impressione però che un tessuto economico che fa acqua da tutte le parti regga più le toppe che le nobili lungimiranze.

Si, sono confusa. Sentimentalmente vorrei dare ragione a Celentano. Ripeto, non ‘contro’ Farinetti ma concettualmente. Ma in preda alla brutta logica dell’emergenza tarpare le ali a chi fa imprenditoria mi spaventa un poco.

Aiutatemi a capire, se potete.

I politici nella rete

I politici nella rete

19 marzo 2014 | , , , , , , , , , , , ,

politici_blogI politici, nonostante il fallimento della politica sia di clamorosa evidenza, non ne vogliono sapere del web e del ‘contatto’.

Snobbando il blog di Beppe Grillo e quindi molti umori della strada si erano del tutto persi il prevedibile risultato delle ultime elezioni politiche. A livello locale, alla vigilia di ogni chiamata alle urne per le amministrative, la situazione non è diversa. Tutti ormai distanti dalla ‘gente’. Incapaci o indolenti non si prendono cura di familiarizzare con i nuovi mezzi di comunicazione. E, se lo fanno, si impegnano a tempo determinato: giusto il tempo per racimolare consensi con qualche slogan e tante promesse o per tirare calci a parole contro il sistema del quale fanno parte a fatti.

Una volta i politici avevano almeno la furbizia o il buon gusto di avvalersi di qualche valido polso del territorio, di un buon suggeritore che sapeva sempre quali parole e scelte la ‘base’ avrebbe capito e apprezzato. Poi è arrivata una spocchia che ha dato loro due scellerate convinzioni: quella di non avere bisogno di alcun efficiente ed efficace interlocutore popolare e quella di potersi permettere il lusso di avere accanto al massimo qualche statuina molto piacente e poco pensante.

Il blog sembrava, a destra e a sinistra, il ridicolo palcoscenico di un urlatore. Qualcuno è corso ai ripari quando si è accorto che comunicare, interagire, avvicinarsi via internet oltre che utile e sensato è sostenibile in termini logistici più di impossibili o improbabili maratone su e giù per un Paese che non ha neanche più una capillare e vivace rete di attivismo cui riferirsi e appoggiarsi. Ma non ne ha una considerazione alta e sincera e i naviganti abituali lo annusano eccome. Pescano il ghostwriter tra i raccomandati, probabilmente. Oppure si improvvisano blogger, non so.

Inutile storcere il naso. O, peggio, aprire specchietti per allodole, dispensare contentini, far calare una riga come fosse una perla di saggezza. Ci vuole altro per arrivare a cittadini incazzati, delusi, preoccupati. E aggiungerei intelligenti, cari politici. Perché vi siete proprio abituati a considerarci tutti più o meno imbecilli ma potreste e dovreste scoprire che non lo siamo.

Un blog? Una pagina facebook? Cari politici vi consiglio e mi auguro sappiate rispettarli invece di credere che basta averli per conquistare applausi e voti.

RENZIamoci

RENZIamoci

13 marzo 2014 | , , , , ,

Dalla pagina di Cronache di Costume si può comodamente osservare la piega socio-culturale della politica senza farla, la politica.

Con Renzi o contro Renzi la realtà è che abbiamo un Presidente del Consiglio alternativo a quelli cui eravamo abituati: per atteggiamento, linguaggio, ritmo. Se saranno tutti fatti o parole lo vedremo presto. E, anche questa, è una novità: il calendario di Renzi è proprio quello che teniamo appeso in casa, non risponde ai confusi tempi senza tempo dei suoi predecessori. Inutile additare e pretendere miracoli, dunque. Se abbiamo taciuto fino ad oggi sicuramente ora dobbiamo concedere a lui un ragionevole periodo di lavoro.

Arriva forte e chiaro. A chi lo trova simpatico e a chi non lo sopporta. Questo è un sano indicatore di personalità. Che è molto più facile matteo_renzipiaciucchiare a tutti, scontentare nessuno, essere abili a barcamenarsi tra fazioni, svicolare dalle decisioni. Quella di Renzi invece è una falcata determinata, audace, briosa. Di quelle che appunto a qualcuno mettono speranza, ad altri fanno gridare di dolore calli, fastidio e invidia.

E’ entusiasta, compiaciuto. Perfino un po’ borioso, dicono da più parti. Io sono andato a sentirlo diverse volte negli ultimi anni e ne ho tratto l’idea di uno che gode a farcela, che ha l’ambizione della gloria. Cosa che in questo Paese e nella situazione attuale trovo, in tutta franchezza, un’onda da cavalcare.  Per intenderci l’impressione è quella di un uomo che desidera emozionare, scatenare consensi, generare eccitazione collettiva. Un’ottima spinta. Garbi o non garbi la faccia o il metodo se gli preme il risultato del ‘benessere’ del Paese per  guadagnarsi il trofeo della bravura, del coraggio, della tenacia faccia pure.

Sarà frenato, si ingarbuglierà nella burocrazia, cadrà in qualche trappola, borbotta più chi rosica che chi ha qualche ‘ricetta’ diversa da proporre. Già, gli ostacoli, gli sgambetti, la burocrazia, le sacche di resistenza a assurdi privilegi. Sempre la solita storia. Si scava tra verità e illazioni su chi tira i fili a Renzi come se tutti gli altri non avessero altrettanti fili tirati da chissà quali altri burattinai. E nello stesso momento si racconta ancora di una politica che non può saltare, fare, ripulirsi, sciogliere i nodi o capire da chi è più opportuno farsi ‘guidare’.

Comunque è irritante oltre ogni umana tollerabilità che accusi di qualche spocchia Renzi un campionario di spocchiosi, disonesti o smidollati. Ecco, di chiacchiere, buchi, ingiustizie e inconcludenze l’Italia non può più campare. Certo che ci vuole una dose non comune di autostima per ritenersi capaci di imprimere una Svolta buona. Magari pure uno spirito da irriducibile sognatore. Ma sono decenni che vediamo autostima sfacciata e irrispettosa farla da padrone tanto da ridurci ai minimi storici in tutti i sensi, vogliamo forse negarne la possibilità solo a Renzi?

E’ qui la festa

E’ qui la festa

8 marzo 2014 | , , , , , , , , , ,

quotidiano_piemontese_festaQuella delle donne, quella degli uomini, quella di Quotidiano Piemontese, quella di Novajo, quella della ‘comunicazione’, quella del presente e del futuro. Questione di spirito. Ce ne vuole parecchio ma qualcosa mi dice che possiamo farcela, a tirarlo fuori. Ecco, parto da ‘comunicazione’ per questo 8 marzo.

Poco importa piaccia alle donne festeggiare, agli uomini riconoscerlo, al mercato intero farne occasione o che invece sia uno dei tanti momenti di un percorso, un giorno a caso del calendario, una ragione di riflessione. Conciliamo tutto e tutti. Facciamo che oggi sia il giorno programmato per l’inizio del viaggio. Il viaggio di donne e uomini nella ‘comunicazione’. E’ proprio bella e allettante questa combinazione.

Informazione, relazione, scambio, confronto, spiegazione, conforto, collaborazione. Con la comunicazione possiamo volare alto, arrivare ovunque, capire, diffondere, ridere, abbracciare. E’ qui la festa, quella della sfida e del cammino. Quella dell’ironia. Quella della passione. Quella del merito. Quella della volontà. E, diciamolo, pure di un pizzico di serenità. Che siamo fatti per incrociarci, crescere, condividere. Per contagiarci di meraviglie.

Perché insieme siamo più forti, su questo non posso essere smentita. E perché un brindisi collettivo è molto più eccitante. Con la dignità di persone e l’euforia femminile e maschile. Niente di melenso, per carità. Che qui, la festa, non celebra armonie di facciata, accordi posticci e dolcetti scherzetti. Siamo più seri che mai. Ovvero ci burliamo allegramente di tutti gli attriti e le stupidità.

Guardiamo avanti, oltre. Così mi piace sentirlo e abbracciarlo, questo frizzante sogno che si sveglia nella realtà che è QP con tutti i suoi progetti e i suoi domani.

E’ qui la festa. Quella del costume che ha bisogno di rinnovarsi o spogliarsi o guardarsi allo specchio. Un po’ con severità un po’ con ottimismo. Ma, anche su questo, senza troppo zucchero. Preferisco uno sguardo intenso in equilibrio tra verità e speranza, con le punte acide e quelle amabili. Come la vita.

Infine, concedetemelo, è qui anche la festa dei ghostwriter. Quelli come me, appesi al filo di una storia, penne di qualcuno, pronti all’avventura. Quelli che non hanno paura della comunicazione, anzi.

La pasta sfoglia di Joe Bastianich

La pasta sfoglia di Joe Bastianich

5 marzo 2014 | , , , , , , , ,

Tante volte penso ai guru che stanno dietro la comunicazione, le scelte del testimonial, le forze della persuasione. E poi mi trovo Joe joe_ bastianichBastianich che reclamizza la pasta sfoglia Buitoni e non so se è bene, per lui, per la pasta sfoglia o per la Buitoni. O se è una di quelle burle che riportano un po’ di equilibrio tra fama da chef e fame da comune mortale.

Insomma Joe Bastianich alla cuoca non provetta può raccomandare una pasta sfoglia pronta all’uso per amore dei commensali: meglio qualcosa di confezionato che un’immangiabile produzione domestica. Sarà proprio questo il senso. Che di certo non posso andarlo a trovare nella logica stringente dell’incoerenza no?

Potrebbe scappare di chiedersi che pasta sfoglia usa e mangia Joe Bastianich. E come abbia valutato di consigliare quella Buitoni. Non sarà stato il compenso di ingaggio, sicuramente l’ha valutata attentamente, non è muoruto e, anzi, ha scoperto che è di gran lunga meglio di quella della mamma. D’altra parte Buitoni ha saputo intuire quanto possa essere seducente un’occasione, alla faccia dell’integerrima posa da duro e puro.

Non mi resta che vedere al supermercato quanti carrelli si riempiranno di pasta sfoglia Buitoni per il trionfo dell’arte culinaria.

Io la compro, la pasta sfoglia. Buitoni o non Buitoni che sia. Me ne vergognavo un pochino. Avrei ben potuto cimentarmi e farla con le mie manine. Ora, se non si vergogna Joe, che faccio, smetto pure io? Di vergognarmi, intendo.

Magari invece mi risolvo a rimboccarmi le maniche e impastare. Può darsi che con ciò mi avvii a diventare la futura Joe Bastianich.