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Ballottaggio

Nel carnet delle scelte linguistiche possibili, ballottaggio è quella che fa rima con brigantaggio ad esempio. Ma anche con lavaggio o vantaggio, indubbiamente. E, ironia della sorte, con selvaggio. Selvaggio come il killeraggio, pertinente neologismo in bocca a tutti. A voler rimare c’è da augurarsi che il retaggio di vecchie e sporche logiche non ostacoli un morbido atterraggio elettorale.

Un gioco non troppo leggero, quello delle parole. Armi aguzze e illuminanti, se sappiamo coglierne i segnali e le combinazioni. O gli apparentamenti, per restare in tema di alleanze politiche. Ecco, gli apparentamenti. Altro vocabolo ansiogeno. L’idea dei patti di sangue fuor dai legami di natura o dei matrimoni di interesse evoca inquietanti scenari. I primi per la loro matrice equivoca o criminale, i secondi per lo spettro del facilissimo divorzio pochi giorni dopo la celebrazione in sede di seggio.

In verità oggi mi trastullo con questi esercizi di acrobazia tra il serio e il faceto solo per dribblare l’attesa. E, un po’, per esorcizzare la tentazione di spararle più grosse. Qui, nell’angolo di cronache del costume, la politica è una cosa seria. Di pensiero, di aspirazioni, di principi, di cultura e di umana morale. Non un urlo di schieramento ma un impegno di idee, valori, prospettive. Addirittura di ideali, ovvero quelle eccellenze spirituali che non si possono quasi più pronunciare o professare pena l’etichetta di barbosa cariatide di un tempo sepolto.

Insomma non sono qui ad esternare inclinazioni di voto ma, se mai, a praticar l’arte della riflessione intellettuale. Senza presunzione di virtù, ovviamente. Ma con la fervida passione della comunicazione franca e ossigenata.

Non disertate l’occasione. L’astensione non nuoce solo al risultato. Fa male innanzi tutto alla consapevolezza di tutti. Abbiamo il diritto e il dovere, come cittadini, di sapere che popolo siamo, cosa vogliamo e quale essenza esprimiamo. Senza veleni, fuori dai furori e dai depistaggi (che il caso vuole in rima con ballottaggi!).

Non siamo ancora al momento di una sana e autentica rivoluzione. Nessuna svolta clamorosa si è compiuta nel cuore della nostra società, purtroppo. Quindi l’andazzo politico non è ancora alle corde, comunque vada.

Però capire come la pensano i nostri connazionali, i nostri compagni di strada insomma, è un’esigenza vitale. Facciamo solo i nomi legati alle due grandi città, Milano e Napoli: Pisapia o Moratti, Lettieri o De Magistris rappresentano possibili trionfi di realtà profondamente diverse. Non ci possiamo sottrarre alla scelta, è un atto dovuto verso gli altri cittadini, verso il Paese.

Almeno per non essere ostaggio dell’indifferenza e dell’irresponsabilità, buon ballottaggio a tutti.

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