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La danza de la realidad, il grottesco Jodorowsky #TFF31

Alejandro Jodorowsky torna al cinema a 13 anni da Il ladro dell’arcobaleno e mantiene inalterate tutte le sue peculiarità. La danza de la realidad è un film surreale, grottesco, molto colorato, pieno zeppo di significati evidenti e nascosti, una carrettata di roba insomma.

DANZA-DE-LA-REALIDAD

Siamo in una cittadina del Cile, sotto la dittatura del presidente Ibanez. Qui vive il piccolo Alessandro con la madre dalle tette enormi che parla cantando ed il padre ebreo che veste come Stalin e cerca di temprarlo alla vita esponendolo a situazioni incresciose.

Sarà proprio il padre a cercare di salavare il suo popolo, come il suo mito Stalin, provando a far fuori il dittatore.

Due righe striminzite di trama per raccontare un film che è tutt’altro che la storia che racconta.
Jodorowsky ci mette dentro di tutto. Abbiamo personaggi da circo in apertura che regalano un tono felliniano ad un inizio molto colorato e travolgente. Poi il gruppo dei mutilati che protestano, la folla di appestati vestiti di nero, i vigili, il sindaco, la nana, il falegname, il prete, lo stalliere..

Un grogiuolo di personaggi assurdi e grotteschi, oguno con le sue caratteristiche, ognuno fisso nel suo ruolo.
E l’unico che evolve è proprio Jaime, il padre del ragazzo. E la sua è un’evoluzione enorme però, un viaggio di crescita e liberazione, quasi di purificazione, che lo porta in situazioni surreali e devastanti da cui esce profondamente cambiato.

Da non dimenticare tra i mille aspetti del film, almeno quello relativo alla magia, alla guarigione, alla purificazione, che viene fuori in maniera possente nella sequenza in cui la madre del bambino guarisce il marito dalla peste urinandogli addosso in una vera e propria cerimonia di espiazione.

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