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Cosa vorrei dal TFF di Paolo Virzì

Così sarà Paolo Virzì il direttore del Torino Film Festival del prossimo anno, immagino affiancato da Emanuela Martini (che a me sembrava la soluzione ideale vista la situazione) e da tutta la squadra (su questo non mi sembra di aver letto conferme ma era una delle richieste fondamentali del MNC).

Ora, Virzì è un regista che ha fatto cose molto buone dietro la macchina da presa ma come sapete questo poco conta nella direzione di un festival, quello che conta è avere una grande passione quando ci si siede davanti allo schermo.

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Non so se Virzì sia un cinefilo appassionato (immagino di si, perchè nonostante tutto mi fido di chi lavora dietro le quinte del cinema torinese), so però che conosce abbastanza il Torino Film Festival perchè ogni tanto da queste parti l’abbiamo visto nel corso degli anni.
E sappiamo bene (questo è il primo punto dei miei consigli al nuovo direttore – mi azzardo solo perchè l’ha chiesto lui) come questo sia il punto fondamentale perchè il TFF ha immenso bisogno di mantenere la sua identità di ricerca, di sperimentazione, di qualità.

Tra gli aspetti meno positivi della nomina di Virzì c’è il fatto che il suo non è certo un nome di rilevanza internazionale paragonabile a quelli dei suoi due augusti predecessori (ne converrà egli stesso). Questo vuol dire che il potere d’acquisto sui distributori internazionali è un po’ diminuito, ma confido che ormai le conoscenze buone le abbia la Martini e soprattutto che basti il nome del TFF per creare appeal sufficiente a concedere un film.

Passiamo alla wish-list.
Vorrei un TFF che mantenesse la sua linea storica, che puntasse tutto sulla qualità, sulla ricerca, sui bei film e nulla sul red carpet. Da sempre a Torino i registi si incontrano al caffè sorseggiando un bicerin tutti incappottati e non si guardano sfilare dietro alle transenne infreddoliti in abiti di gala.
Sostanzialmente vorrei vedere film che difficilmante potrei vedere in altro modo.

Vorrei che fosse mantenuto il Gran Premio Torino (che è un’idea buona già solo perchè porta il nome della città) ma soprattutto vorrei che fosse mantenuto il Premio Cipputi che è parte integrante dell’anima del TFF.

Vorrei che non si perdessero di vista i documentari, che per anni si sono visti solo a Torino e solo ultimamente hanno trovato un loro spazio anche altrove.

Vorrei che la personale non fosse su un grosso nome conosciuto da tutti ma su un nome che in Italia pochi conoscono.

Vorrei vedere (come sempre) un bel po’ di horror (e mi sa che a quello ci pensa la Martini) e parecchia sperimentazione estrema.

Vorrei che rimanesse vivo il Film Lab e prendesse nuova linfa quel bello spazio dedicato ai distributori che ha funzionato bene due o tre anni fa.

Vorrei poi che la città fosse maggiormente coinvolta, che il TFF diventasse davvero un tutt’uno con Torino, un simbolo riconosciuto nel mondo.

Vorrei anche però che Virzì ci mettesse la firma su questo Festival, per non passare come una meteora o peggio un prestanome. Ed allora spetta a lui inventarsi qualcosa di nuovo, una sezione, un premio, un concorso, un evento parallelo… qualcosa che poi vorremo conservare negli anni prossimi e poter dire: questo se l’era inventato Virzì.

Naturalmente c’è la curiosità di vedere cosa ne verrà fuori (ricordandosi sempre che i fondi a disposizione sono irrisori) e altrettanto naturalmente ne approfitto per fare il mio personale in bocca al lupo a Paolo Virzì, invitandolo a non perdere la pazienza quando dovrà scontrarsi con i politici locali, a non farsi impressionare, a non piegare la testa… ma lui è livornese, in queste cose sarà un maestro.

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