Quantcast
Più di cinquemila like su Facebook ad una presa in giro ad una donna affetta da nanismo. Non si fa aspettare la presa di posizione di Valentina Tomirotti

Più di cinquemila like su Facebook ad una presa in giro ad una donna affetta da nanismo. Non si fa aspettare la presa di posizione di Valentina Tomirotti

20 dicembre 2018 |

Valentina Tomirotti è sicuramente una delle  professioniste italiane della comunicazione, che più rappresenta l’immagine moderna della disabilità, sensuale disinibita, affermata e stimata sul lavoro, autoironica ed indipendente. Per saperne di più sulla trentacinquenne mantovana, potete cliccare qui oppure su quest’altro link.  Vi ho incuriosito? Spero di si, perché nelle prossime righe vi racconterò della sua nuova battaglia social. Intanto leggete il contenuto di questa foto, presa dalla pagina Facebook Commenti memorabili

                              

Questo post ha ricevuto più di cinquemila like. Il suo significato è solo uno sberleffo ad una donna bassa di statura. “Che pesantezza ridere sempre delle stesse cose. Che monotonia usare sempre le solite parole per cercare di far ridere. Spero che a Natale vi arrivi un vocabolario da sfogliare o almeno in fronte”. È la risposta di Valentina sul suo profilo Facebook. Il livello raggiunto in molti ambienti è totalmente sconfortante. Incapaci di trovare spunti veranente nuovi per far ridere, si ricorre all’abilismo, all’uso di un limite fisico come strumento di presa in giro. Eh si cara Valentina, ci vorrebbero nuovi vocabolari. Anzi, come diceva il compianto Franco Bomprezzi, bisognerebbe proprio riformulare il vocabolario della disabilità! 

Quando le gambe salgono su un Trono di Flebo

Quando le gambe salgono su un Trono di Flebo

19 dicembre 2018 |

               Una manciata di racconti brevissimi, delle istantanee di vita quasi tutte al femminile. La disabilità è il tema ricorrente, ma non è altro che uno spunto per cogliere situazioni, attimi di poesia. La storia delle badante che parlava con i fantasmi, la grazia del principe Ivan o la visione immaginaria di una Mia Farrow con le stampelle in fondo sono proprio delle poesie in forma narrativa. Come ha detto il giornalista di Invisibili, il blog del Corriere della sera sulla disabilità, Antonio Giuseppe Malafarina, l’arte poetica è uno dei mezzi di espressione che si addicono di più nel raccontare la disabilità in modo non pietistico.

Non riesco a dare un nome preciso al mio lavoro, a quello che io sono nel profondo: blogger, racconta storie, giornalista ?

In fondo sono uno strano composto di emozioni e sensibilità, che appartengono a tutti i ruoli elencati e a tanto altro! Nel mio ebook “Il trono di flebo”, ho voluto mantenere il mio strano estro di disegnatrice e la passione per i booktrailer.

Potete vedere il risultato della mia collaborazione con Mariagrazia Talarico che ha realizzato un piccolo film con i disegni del libro. Come sottofondo, Mariagrazia ha usato un brano di musica barocca, con una scelta narrativa, che mi è davvero piaciuta molto. All’inizio la pista musicale è registrata al contrario e anche le scritte sono proposte a ritroso. Ad un certo punto però tutto sembra aggiustarsi e musica e parole sono proposte nella giusta sequenza! Si crea così una bella metafora della disabilità e della narrazione su queste tematiche. Quello che appare strano o dissonante, nel racconto e nel disagio, alla fine riesce a creare una stupenda melodia!

Le donne di cui parlo sono moderne, coraggiose e disincantate. Nonostante la disabilità, non necessitano di un uomo al loro fianco per esprimersi. Sanno individuare il posto che preferiscono, che può anche essere un trono scherzoso, fatto di flebo, ma serve a individuare la loro centralità, la capacità di affrontare al meglio le situazioni. Anche io ho cercato di trasformare la mia realtà un po’ difficile in arma di riscatto. La forma del racconto molto sintetico è quella che mi ha permesso, ancora ricoverata per un attacco di sclerosi multipla di passare dal giornalismo alla narrativa, con quei “Ritratti di corsia” che hanno segnato l’inizio della collaborazione con La Stampa, ma anche della mia attività di scrittrice. Ho scoperto che ritagliando istantanee, si possono esprimere delle verità o almeno delle emozioni vive e sincere. Fatevi rapire dalle parole e dalle immagini, Non ve ne pentirete! Il libro è scaricabile qui

 

Basta polemiche sulla trap! La Dark polo gang mi ha fatto scoprire un poetico film sull’Alzheimer

Basta polemiche sulla trap! La Dark polo gang mi ha fatto scoprire un poetico film sull’Alzheimer

17 dicembre 2018 |

Oggi ho deciso di proporre un post un po’ diverso, leggero poetico, dedicato anche alla mia figlia sedicenne Eleonora e ai suoi gusti musicali. Attraverso Eleonora, ho imparato a conoscere la musica trap ed il suo gruppo preferito, la Dark Polo Gang.Non voglio tornare sulle polemiche legate a questo genere musicale, scoppiate in seguito alla recente tragedia prima del concerto di Sfera Ebbasta. Non nego che all’inizio sono rimasta un po’ perplessa, incapace di comprendere la loro musica. Mi sono sentita vecchia devo ammetterlo! Ho cercato di documentarmi per capire meglio  ed ho scoperto che uno dei componenti del gruppo DarkSide, cioè Arturo Bruni  è figlio di Francesco Bruni, un regista sensibile che mi piace molto ed è l’autore di Tutto quello che vuoi,  un film che rientra in pieno nelle tematiche di cui mi occupo anche in questo blog. La pellicola, in cui ha una piccola parte anche Arturo, parla dello strano rapporto di aiuto ed amicizia tra un ragazzo ventenne ed un anziano poeta. con i primi segni dell’Alzheimer. Il ruolo dell’anziano è affidato ad uno struggente Giuliano Montaldo, in un insolito ruolo d’attore. Devo dire che mi sento risollevata. Ora so che musica ascolta Eleonora ed in fondo, mi sento di condividere le sue scelte! Dimenticavo, cercate di vedere questo gioiellino.

Le mie gambe parlanti ora hanno un fratello! É un intestino col morbo di Crohn

Le mie gambe parlanti ora hanno un fratello! É un intestino col morbo di Crohn

16 dicembre 2018 |

Incredibile, le mie gambe parlanti hanno un fratello! Tranquilli, non sono impazzita. Come sto ripetendo in continuazione, un anno fa ho scritto “Avventure semiserie delle mie gambe”, un libro in cui parlo alle mie gambe con la sclerosi multipla forse loro ad un certo punto si decidono a rispondermi. A sorpresa, giorni fa ho scoperto di non essere sola. Una giovane scrittrice di Torino, ha addirittura dedicato un libro al suo intestino affetto dal morbo di Crohn.                                  La trentaduenne Malvina Massaro, ha infatti pubblicato con Amazon ” Tino non ci sta”, che racconta dell’imprevisto ricovero di Nina, la protagonista. che si sottoporrà ad un stomia intestinale. Tino naturalmente è il diminutivo di intestino e quello dell’autrice è cosi serio e saggio da meritarsi la personificazione.

Nina conoscerà così il famigerato sacchetto per la raccolta delle feci e le difficoltà per gestirlo ed indossarlo in modo discreto , per far sì che non sia troppo visibile. Nella vita reale la scrittrice convive con il morbo da circa quattro anni. La patologia di Crohn  è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino, che provoca una vasta gamma di sintomi, ma può anche causare complicazioni in altri organi e apparati. Il morbo  è considerato una malattia autoimmune, che tende a presentarsi inizialmente negli adolescenti e nei ventenni, con un altro picco di incidenza tra i cinquanta e i settant’anni, anche se può manifestarsi a qualsiasi età.

Al fondo del libro, Tino dedicherà un lungo appello a Nina, dichiarandosi innocente da tutti i guai capitati alla sua proprietaria negli ultimi anni e la supplicherà di mangiare meglio e di prendersi cura di se stessa. La lettura è leggera e distrugge con eleganza i tabù ed i timori nei confronti di un intervento che fa sicuramente paura, soprattutto ai più giovani. Malvina sembra voler rassicurare in  ogni pagina i lettori, dando il messaggio che il morbo di Crohn si può affrontare e gestire. A questo proposito la ragazza ha creato anche il sito https://malvinamassaroblog.com in cui fornisce informazioni e consigli a tutti i malati, con particolare attenzione ai più giovani e ai neodiagnosticati. In chiusura, vi invito ad ascoltare l’assolo di Mike Mccready, membro dei Pearl Jam,  famoso malato di Crohn.   

A disabilandia si tromba, fatevene una ragione!

A disabilandia si tromba, fatevene una ragione!

15 dicembre 2018 |

Cominciamo a parlare di un paio di gambe molto particolari ed ironiche, quelle di Marina Cuollo, autrice di A disabilandia si tromba, edito dalla Sperling & Kupfler e recensito da Mara Maionchi. Il titolo è volutamente provocatorio, vuole sottolineare l’eguaglianza tra disabili e normodotati, in tutti gli aspetti della vita, anche quello della sessualità (no, noi disabili non siamo angeli asessuati!).

Sono una microdonna, alta un metro e una mentina, che ha bisogno di mostrarsi sempre un po’ incazzata con il mondo per dire la sua. -afferma Marina all’inizio del libro – Sono venuta al mondo con una sindrome genetica molto rara: la Melnick Needles, che non è una marca di siringhe ma un’osteodisplasia scheletrica che conta un centinaio di casi in tutto il mondo. Uso la sedia a rotelle e di notte dormo abbracciata a un ventilatore polmonare, ma rompo ancora le scatole in giro. L’autrice è nata a Napoli nel 1981e non è affatto adatta al ruolo di macchietta in cui molti non disabili vorrebbero relegarla. Ha una laurea in scienze biologiche ed è dottore di ricerca in processi biologici e biomolecole, grafica pubblicitaria e scrittrice umoristica. Marina irride con vena caustica i comportamenti assurdi del normodato medio, quando si imbatte nelle persone con disabilità.

Affonda particolarmente il coltello raccontando del mondo del lavoro dei pregiudizi e le discriminazioni, come la volta in cui le proposero di essere pagata per non fare nulla, se non comparire in dépliant ed occasioni pubbliche, per testimoniare l’apertura al sociale dell’azienda.

Convinta che ridere di qualcosa di brutto aiuti a liberarsi da stereotipi e ipocrisie, Marina strappa tutte le etichette che spesso incolliamo su ciò che ci spaventa o che non conosciamo, e spazza via con la sua penna cinica ed esilarante tabù e  preconcetti.citazione dalla copertina. Consiglio vivamente di leggerlo. A disabilandia si tromba dovrebbe fare parte per legge della formazione degli addetti alla selezione del personale! Cosa aspettate? Accatevillo, direbbero i partenopei !

AAA cercasi storie di gambe

AAA cercasi storie di gambe

14 dicembre 2018 |

   Troppo lunghe e magre oppure corte o grassottelle, magari segnate dai capillari e dalla cellulite. L e gambe possono avere infiniti difetti e malattie più o meno gravi e i loro possessori hanno sicuramente molte storie da far conoscere sui propri arti inferiori anche se non soffrono di patologie invalidanti. Magari sono state al centro di eventi importanti della propria esistenza personale per motivi più o meno avventurosi.

Spostandoci sul terreno dell’handicap, gli argomenti della narrazione possono aumentare.

Molti tipi di disabilità motoria aggrediscono le gambe e il loro aspetto o ne limitano i movimenti. Le persone colpite sviluppano nel tempo, un rapporto particolare con i loro arti inferiori. Molto probabilmente maturano sentimenti di amore/odio oppure hanno scelto un atteggiamento rassegnato o di completa accettazione. Comportamenti diversi che sicuramente sono stati accompagnati da particolari storie di vita e aneddoti che meritano di essere raccontati. 

Ormai l’ho ripetuto talmente tante volte da diventare noiosa! Ho dedicato un libro alle mie pazze gambe con la sclerosi multipla Avventure semiserie delle mie gambe e vi invito a leggerlo! Potete scaricarlo cliccando  qui 

Ma voi, cari lettori del mio blog, non avete niente da raccontarmi? Non volete diventare protagonisti di personali avventure delle “vostre” gambe? Del resto le colonne portanti delle persone sono davvero interessanti.   Nell’immagine di apertura potete vedere la ballerina ed esperta di danceability Erica Brindisi, che ha curato la postfazione del mio libro.         Anche lei ha vissuto storie degne di essere raccontate e lo fa costantemente sul palcoscenico.

Allora che ne dite di fare insieme un esperimento? Scrivetemi, parlatemi della vita delle vostre gambe, le loro storie. Io le pubblicherò qui e sul mio blog . Sono sicura che nasceranno racconti bellissimi! Scrivetemi qui indicando avventure gambe come oggetto.

(altro…)

Avete mai parlato con le vostre gambe?

Avete mai parlato con le vostre gambe?

12 dicembre 2018 |

                                      Non posso negarlo.                                Sono molto emozionata, come lo sono le mie gambe, già protagoniste del libro che ho scritto per la Golem edizioni, Avventure semiserie delle mie gambe ! Le mie colonne portanti ora si trovano addirittura nel titolo di un blog. Parlare dei miei arti inferiori per me è uno spunto per parlare di disabilità in maniera anche ironica e disincantata. Io ho la sclerosi multipla, ma ho cercato di raccontare le mie esperienze con la maggior leggerezza possibile, come potete capire da questo bel trailer realizzato dalla brava Mariagrazia Talarico. Nel libro dialogo e talvolta litigo con le mie gambe dispettose ed impertinenti. A voi capita mai di parlare ad una parte del vostro corpo che vi fa penare?   Scherzi a parte, nel mio blog voglio cercare di raccontare delle storie vitali, che possano, far emozionare, piangere, ma anche arrabbiare. Soprattutto mi piacerebbe contribuire a diffondere la conoscenza della disabilità perché quando si conoscono le situazioni, diminuisce la paura e l’intolleranza. Un mondo a misura della disabilità è un mondo accessibile a tutti e quindi migliore. Adesso vi propongo la videolettura della prefazione di Carla Fracci. Dimenticavo  accetto proposte e  segnalazioni. A presto!