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Il sindaco di Asti Maurizio Rasero “apre” al Gay Pride e nasce un caso politico

Aveva detto no al Gay Pride ad Asti nel 2018 perché non sempre gli erano arrivate immagini e messaggi positivi, ma si era reso disponibile con varie associazioni LGBT astigiane,  per conoscere più da vicino la manifestazione ed eventualmente dare la sua approvazione per permettere di organizzare un Gay Pride anche ad Asti.

Il sindaco Maurizio Rasero, sabato scorso si è recato ad Alba per vedere con i suoi occhi dal vivo, cosa rappresentasse per una città un evento del genere. Il suo post su facebook:”Al Gay PRIDE di Alba . Penso che se gli organizzatori lo richiederanno, Asti potrà ospitare questa festa”,  ha scatenato una ridda di condivisioni (48), reazioni (355 tra like, cuoricini, faccine arrabbiate), ma soprattutto centinaia di commenti, molti davvero positivi ma altrettanti di becera chiusura senza appello.

Pensa che grande *** strumentalizzata. Utilizzare una pagliacciata di sfilata per inveire contro un leader politico e ministro. Per dio sindaco rispetti la coalizione di cui è stato eletto”. Scrive un elettore di centro destra, mentre l’ex vice sindaco Sergio Ebarnabo rincara la dose:”Penso che non sono assolutamente d’accordo !!!!! la Destra politica anche rappresentata in Consiglio Comunale”, aggiungendo anche un minaccioso “okkio che non scherziamo”.

Loda l’iniziativa l’avvocato Paolo Bagnadentro (Pd) “Sapete tutti da che parte sto. Però questa volta appoggio pienamente il post del Sindaco, anzi di Maurizio. E poi perché non le feste, perché non le carnevalate?

Ovviamente non sono mancati i riferimenti ai lavori più importanti (le strade, il lavoro, la pulizia, i marò), come se l’argomento che non piace possa sottrarre risorse o escludere tutto il resto.

“Ho ricevuto complimenti da gente che non mi voterà mai e fatto arrabbiare alcuni miei elettori – spiega Rasero – Da tempo ho ricevuto e parlato con varie associazioni astigiane e ascoltato alcune richieste, ci siamo messi in gioco per essere una città più moderna e più aperta per tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale,  dalle panchine che ricordano le vittime di violenza, al  percorso in tema dei diritti che abbiamo avviato  con il  “Nodo antidiscriminazioni”. Non solo su questo tema, ma sto cercando ci comprendere tutte le realtà, mi sono avvicinato anche ai protestanti e seguito il Ramadan”.

Contrario con riserve si dice anche il vice sindaco di Asti Marcello Coppo, mentre il consigliere comunale di maggioranza Paride Candelaresi, presidente della Commissione consiliare permanente Cultura – Manifestazioni – Palio – Gemellaggi e capogruppo dei Giovani Astigiani., ha inviato una lettera aperta.

“Il Pride – scrive – è oggi di tutti, va in giro per tutta Italia, dà visibilità ad ogni sfumatura del mondo LGBT e ospita anche tantissimi alleati.  Ospita soprattutto tante famiglie di ogni tipo, quindi oltre alla cultura, alla parità dei diritti, si lancia un messaggio fondamentale: il valore del rispetto. Personalmente credo che i Pride abbiano negli anni cambiato connotato. Hanno perso parte di quello spirito “rivoluzionario” che un tempo avevano e lasciano oggi posto a grandi feste pacifiche e divertenti i cui ingredienti sono amore e uguaglianza, senza però dimenticarsi che dietro la grande onda colorata, alla base di tutto rimane la tutela di alcuni diritti fondamentali.

Nella giornata di sabato, il sindaco Rasero si è recato nella vicina Alba per vedere come si svolgesse la manifestazione. Insomma, normale amministrazione per un primo cittadino che è ben conosciuto per essere molto partecipe alla vita pubblica, presenziando a manifestazioni di carattere sportivo, culturale ecc. Pietra dello scandalo è stato un post su Facebook.

Nulla di male a me verrebbe da pensare. Il Pride è una manifestazione, (perché di questo si tratta) e deve essere trattata imparzialmente al pari di tutte le altre. E invece no! Pioggia di fantasiosi commenti contro il sindaco che si permette (ma come osa?) di proteggere una manifestazione che a sua volta non fa che tutelare i diritti di qualcuno: quelli della comunità LGBT.

Che ciascuno a casa propria possa esprimere se stesso, anche sotto il profilo dell’orientamento sessuale, non è revocabile in dubbio. Si tratta di un dato acquisito di civiltà, consacrato nell’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo che stabilisce “Ogni persona ha il diritto al rispetto della propria vita privata“. Sull’idea che non si possa scendere in piazza per manifestare la propria identità è opportuno esprimere un dissenso. Ciò che è intollerabile è soprattutto l’idea che la misura dell’accettazione delle persone LGBT coincida con la loro invisibilità. Ora vi invito a riflettere. Chi pensa che nel 2018 questa manifestazione sia organizzata solo per la comunità LGBT rischia di cadere in errore. Ai Pride le persone marciano in nome dell’amore, quello profondo, quello raccontato dai grandi poeti, quello che si vede nei film, quello che tutti attendono di incontrare almeno una volta nella vita. Si tratta di quell’amore, di quel rispetto, che tutti dovrebbero avere quando si guardano negli occhi, senza conoscersi e accettando a priori le differenze dell’altra persona. Vorrei inoltre ricordare che i Comuni, per prassi, patrocinano quasi tutte le iniziative di interesse territoriale che non hanno fini di lucro promosse da enti ed associazioni e i Pride rientrano perfettamente in questa tipologia”.

Chiude Candelaresi rimarcando che Rasero ha dimostrato di essere il sindaco di tutti.

Se ne discuterà ancora, questo è certo, se ne discuterà all’interno della maggioranza, non mancheranno i post su facebook di chi teme ogni diversità, non mancheranno gli insulti o le approvazioni. Rimane il fatto che il rispetto o l’amore, non sono né di destra né di sinistra e abitano solo nelle nostre coscienze.

 

 

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